Sisifo, figura mitologica condannata dagli dei ad un eterno quanto inutile sforzo, mi ha sempre angosciato. La sua pena consisteva nello spingere un'enorme roccia fino alla sommità di un pendio dal quale, immancabilmente, essa rotolava nuovamente a valle. Da capo, tutto da rifare. Per sempre. Nel mio dipinto il nuovo Sisifo si danna nel tirare a sè un mulo le cui zampe sono radicate al terreno, ne sono parte inscindibile ed inamovibile. L'animale non farà mai un passo in direzione dell'uomo. Ho banalmente voluto ricordare che non dominiamo la natura bensì ne facciamo parte, se forziamo l'ambiente presto o tardi ne pagheremo le conseguenze in un ciclo continuo di causa ed effetto.